domenica 12 settembre 2010

MARR... "26"

E' passato un anno.

Un anno di partitelle in spiaggia sotto un sole cocente, di ironia e sarcasmo sulla schiena che duole e il ginocchio che scricchiola, di birre sempre troppo capienti (prima) ma immancabilmente troppo incisive sulla digestione del pomeriggio (dopo), di matrimoni annunciati e ancora sospesi, di "brevi" telefonate che consumano la batteria sino allo sfinimento, di salsiccie e costolette "flambé" e di vino ghiacciato, di can che abbaia... poco cotto, di quell'aneddoto e di una pacca sulla spalla, di saluti affettuosi nel momento della necessità, di caffé pomeridiani, di progetti futuri sempre in divenire.

Un anno che ha portato a (ri)scoprire degli amici veri, divertenti gentiluomini dai quali possono solo scaturire le imprese che tutti ricordano con commozione ed emozione, diventati sportivi vincenti proprio perché persone generose, altruiste ed intelligenti. Uomini, prima che giocatori di pallacanestro, pregni di valore e valori, capaci di trasmetterti un sorriso e il vero senso della vita (e dello sport). Esemplari.

Una squadra vince quando contiene non solo il talento, ma un indubbio e irripetibile spessore morale. Ecco, se dovessi aggiungere un'appendice al libro assemblato con fatica ma estrema soddisfazione un anno fa, lo dedicherei proprio alla componente "etica" dei giocatori che compongono un gruppo vincente: l'anno intercorso fra "MARR 25" e oggi mi ha dimostrato proprio quanto sia importante, se non fondamentale, lo spessore umano rispetto alle doti prettamente tecniche nelle vittorie collettive, che per questo divengono a loro modo "epiche" e inscindibili da un pubblico e da un territorio. Un anno, quindi, illuminante ed educativo, che mi ha pienamente confermato quello che avevo solo "sentito dire" e ricordavo malamente dai miei 12 anni: ovvero che la MARR era (ed è rimasta) assolutamente e profondamente squadra.

Ma anche un anno di stupore continuo su quello che è stato, su quella folle idea divenuta splendida ed emozionante realtà, del lavoro fatto e di quello che forse si sarebbe potuto ulteriormente fare.

Grazie.

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