lunedì 14 settembre 2009

I cestisti della mitica Marr si ritrovano

GLI STAKANOVISTI del canestro hanno fatto doppietta, cioè si sono presentati al Flaminio attorno alle 18 e sono usciti solamente attorno alle 22.30, dopo essersi visti sia Crabs-Scavolini che la partita della memoria, vale a dire la sfida tra la mitica Marr Superstar 83/84 e una selezione All Stars del Basket Rimini.

Molti altri hanno fatto invece capolino al vecchio palas solamente per rivedere in azione, comprensibilmente rallentati nei movimenti rispetto a un quarto di secolo fa, quei ‘Ragazzi che fecero l’impresa’. E gli applausi, scroscianti, non sono mancati sin dal loro ingresso sul parquet, con gli spalti che offrivano davvero un bel colpo d’occhio. Indaffarato perché andasse tutto per il verso giusto ed entusiasta come non mai, il presidente di allora Giampiero Arcangeli, un personaggio che ancora si commuove se ricorda quel dorato periodo della pallacanestro riminese.

E più defilati, ma emotivamente ben ‘dentro’ la serata, Gianmaria Carasso e Riccardo Cervellini, il direttore sportivo e il direttore tecnico di quella Marr e di tantissime altre squadre ‘costruite’ negli uffici di via Dante nel corso di decenni. «Bisogna solo fare gli elogi alla famiglia Gambetti – commenta Carasso – per aver messo in piedi una manifestazione del genere. E mi fa veramente piacere che il pubblico abbia risposto così». Cervellini rivolge invece un pensiero a Guido Fraternali, lo storico dirigente accompagnatore scomparso nell’ottobre scorso. «Mi manca tantissimo ‘Guidone’, in particolar modo ho avvertito la sua assenza l’altra sera, quando ci siamo ritrovati al Pic Nic come un tempo. Quelle erano proprio le sue serate e non averlo lì a scherzare con noi, beh, mi ha fatto un brutto effetto. Per il resto grande iniziativa – continua ‘Rick’ –, abbiamo potuto rivivere le bellissime sensazioni di 25 anni fa».

CI SONO i dirigenti di un tempo – e tra questi anche ‘Giove’ Boldrini – e ci sono soprattutto gli appassionati, i tifosi. Persone che non si sono voluti perdere questa nostalgica rimpatriata e che a fine gara si mischiano in mezzo al campo con gli eroi di un tempo per una foto ricordo, un autografo sul libro celebrativo di Nicola Gambetti oppure per ricevere un semplice saluto da quegli eterni ragazzi che avranno sempre una nicchia nei loro cuori.

Alberto Crescentini, 14 settembre 2009

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