venerdì 11 settembre 2009

25 anni in un secondo

RIMINI – Ogni grande squadra deve avere un grande playmaker. Senza un regista - leader, metronomo o folletto che sia, i campionati non si vincono. Lo sanno bene anche “I ragazzi che fecero l’impresa” per la prima volta, ma anche quelli del 1992, e poi quelli del 1998. Le tre promozioni in A1 del Basket Rimini sono passate per tre super playmaker, primo tra tutti, almeno storicamente, Maurizio Benatti, mantovano classe 1955, planato in via Dante all’alba della stagione ’82-’83 dopo una lunga militanza nella Berloni Torino e i primi passi a Milano. Quella successiva, il campionato della leggenda che domani sera verrà celebrato al Flaminio, se la ricorda ancora come se fosse ieri.
“Come scordarla? Fu qualcosa di strepitoso, soprattutto perché nessuno ci dava credito, anzi per molti sarebbe stato già molto se quella Marr alla fine avesse centrato la salvezza. E’ capitato poi altre volte, di sovvertire i pronostici (poche aspettative, grandi risultati, un motto sempre di moda da queste parti, ndr), ma quella squadra andrò oltre i suoi limiti, centrando una promozione fantastica”.
Venticinque anni dopo, il Comitato Marr 25 ha voluto celebrare la ricorrenza riportandoli tutti, quei 12 eroi, sulle tavole di una Sala Vendemini che per merito loro cominciò a sognare.
“Bisogna ringraziare la famiglia Gambetti e tutto il Comitato per quello che hanno fatto e continuano a fare – continua Benatti, che ha vestito la casacca biancorossa per 8 stagioni – In questi giorni si è parlato tanto dell’evento e spero che domani sera il Flaminio sia tutto pieno, perché noi magari verremo applauditi ma il merito è da ascrivere tutto a chi è riuscito a realizzare questo amarcord. Rivedere Sims e Wansley è stato emozionante, ma forse lo è di più pensare che i due americani, appena saputo dell’iniziativa, non hanno esitato un attimo ad accettare. Già di per se questo aspetto ci riporta indietro, ai motivi di quei successi”.
Un gruppo di granito, quello di Piero Pasini. Senza stelle ne prime donne, ma con un nucleo italiano di qualità protetto da un’area a stelle e striscie di combattenti nati.
“Si, io, Cecchini e Ottaviani potevamo stare tranquilli, con Sims e Wansley a fare legna sotto canestro: era un a squadra operaia, che difendeva alla morte e puntava al miglior tiro possibile. All’inizio non fu facile (4 vinte e 6 perse nelle prime 10, ndr), e la svolta arrivò a Venezia, dove vincemmo nella tana della Carrera (compresa quella, 9 vittorie su 11 e 14 su 20 sino alla fine, ndr): la città si identificò subito in quel gruppo che non mollava mai, che anche nei ko dava l’anima, che per salvare un compagno – Sims, a rischio taglio con l’ombra del già ingaggiato Kelly – decise di far fronte comune”.
Racconta tutto con un misto di nostalgia, entusiasmo e partecipazione, Benatti, che con molti degli ex compagni è rimasto in contatto fino ad ora. “Wansley lo sentivo ogni tanto, mentre Sims lo rividi 10 anni fa al matrimonio di Nicola Gambetti. Luca Ioli e Danilo Terenzi li vedo spesso, così come Brighi, che allena le giovanili del Cesenatico e Coppari, che fa il fisioterapista a Cattolica. Max Angeli gioca ancora, mentre ho perso un po’ di vista Cecchini, che penso si occupi della rete commerciale per una banca, e Ottaviani, che allena in Toscana. Mossali invece vive a Sassari”.
La passione per il basket è ancora fortissima, e Benatti la porta avanti, lavoro permettendo, con la sua società Malatesta Basket Rimini, centro di minibasket con più di 100 ragazzi e ben 3 squadre giovanili iscritte a vari campionati. “Penso che questa iniziativa possa dare risonanza anche ai Crabs, perché se a distanza di 25 anni c’è ancora interesse su di noi significa che la fame di basket è li, magari sopita, ma pronta ad esplodere con una squadra competitiva come quella che hanno allestito ora. Potrebbe essere la scintilla per tornare ai vecchi fasti”.
Il sogno dei “Ragazzi del 1984”, allora, sarà perfetto con un Flaminio domani sera stracolmo. “Io mentalmente sono in formissima – se la ride Benatti – Farò la mia apparizione come da dovere, ma mi auguro che ci sia tanta gente, il Comitato se lo merita”. Lui e gli altri, un posto nel mito dello sport riminese, se lo sono già meritati per sempre.

Matteo Peppucci, 11 settembre 2009

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